La distanza della maratona non venne subito standardizzata e fino alla maratona olimpica del 1924 essa ebbe diverse variazioni, comprese tra i 40 e i 42,75 chilometri. Nei primi anni la distanza della maratona era di circa 40 km, cioè la distanza tra Maratona ed Atene. La maratona olimpica del 1908, svolta a Londra, doveva originariamente partire dal Castello di Windsor e finire allo Stadio Olimpico, con un percorso di 26 miglia esatte (pari a circa 41.843 metri) a cui gli organizzatori aggiunsero 385 iarde (ossia circa 352 metri), in modo da porre la linea di arrivo davanti al palco reale. La distanza risultante fu in tal modo di 42.195 metri; tale distanza, dopo le successive edizioni dei Giochi del 1912 a Stoccolma e del 1920 ad Anversa, venne ufficialmente adottata nel 1921 dalla federazione mondiale di atletica e divenne ufficiale a partire dai successivi Giochi di Parigi del 1924.


 

Wednesday, 11 January 2017

Berlino, il maestro Miyagi, le banane della morte

Cronaca di una maratona, (quasi) 6 ore di trionfo, chilometro per chilometro!

PREMESSA

- Chuck Norris ha vinto la maratona di New York. Correndo a Boston
- Chuck Norris ha corso una maratona all'indietro per solidarietà nei
confronti dei kenyoti
- Intervistato dopo aver vinto una maratona, Chuck Norris ha risposto:
"Quale corsa?"

Ma la verità è che... http://3.bp.blogspot.com/-fRTdrzyru6o/TZ8P0zZuQ3I/AAAAAAAAAWQ/KJJrVK9lZsY/s640/chuck+norris+marathon.jpg

PRIMA DELLA PARTENZA - Con Cecilia ci svegliamo presto, tutto il necessario per la corsa preparato e ordinato sul tavolo la sera prima. Alloggiamo a casa di un amico, l'apoteosi della gentilezza, assente al nostro arrivo ma che ci ha fatto trovare le chiavi del proprio appartamento da sfruttare. Dopo un processo di invaselinamento totale (i capezzoli sanguinanti non li voglio, quelli no) saltiamo in metropolitana per raggiungere Michel e procedere insieme verso il luogo della partenza/traguardo. Sono silenzioso, nervosissimo. Sale anche un tizio vestito da clown, piedi nudi. Correrà poi tutta la maratona (Cecilia testimone del suo arrivo al traguardo dopo circa 4 ore) ma non contento, una volta passato l'arrivo, continuerà a fare avanti e indietro per gli ultimi cento metri incitando altri corridori. Lo ritroveremo alla festa di chiusura dell'evento, verso le 2230, in un hotel del centro di Berlino, con ancora addosso lo stesso vestito da clown e ancora a piedi nudi. Irriducibile! Alle 0830 Saluto Cecilia, passo con Michel il primo filtro dove entrano solo i partecipanti, posiamo la borsa nelle organizzatissime tende-deposito, saluto anche Michel e mi avvio verso la zona H, i lenti, i principianti, la folla. L'emozione comincia a salire, mi sento bene,
sono felicissimo di essere lì. Nei 40 minuti che mancavano alla
partenza avrò parlato con una trentina di persone, di diverse
nazionalità. Nel frattempo un apprezzabilissimo gruppo di fanciulle
istruttrici di aerobica targate Adidas parcheggiate su due palchi ci
fanno fare un po' di riscaldamento a suon di musica. Tutti ballano,
tutti in coreografia, tutti sorridenti. Al polso ho un nastrino con
riportati i tempi previsti ai vari passaggi, sul Garmin ho impostato
l'ometto elettronico che fingerà di correre la maratona con me, così
da confrontare la sua andatura teorica contro la mia effettiva. Mi
basta stargli sempre avanti e arriverò alla fine raggiungendo
l'obiettivo delle sei ore totali.

ORE 0900 -> 0915, BANG! - Alle 0900 precise (siamo in Germania) viene
sparato il colpo che da l'inizio alla EVENTO! Tutti applaudono ma a
partire è solo il gruppetto di testa. Daje Haile, falli neri (anche SE
già lo sono perché tutti kenyoti i suoi avversari)! Rivolgo un grazie
al mio "amico" etiope, una grande ispirazione, e al suo connazionale
predecessore nella storia di questa disciplina. Un altro al mio amico
Michel, che mi ha dato lo spunto iniziale e che si trova davanti a me
da qualche parte, con l'obiettivo delle quattro ore finali (4:13:57
sul traguardo). Uno a Cecilia, tifosa presente in rappresentanza del
Lorenzo Dutto Fan Club che spero di incrociare sul traguardo. Uno al
Lorenzo Dutto Fan Club, cioè voi. Alle 0905 partono tutti gli altri
eccetto il gruppo H, i lentoni. Nel frattempo veniamo portati avanti
verso la linea di inizio dagli steward. Ore 0915 del mattino, ha
inizio la mia prima maratona! Passo il primo rilevamento, quello dello
start, dopo un minuto e sedici secondi, la folla è immensa così come
lo sono le montagne di vestiti abbandonati sul ciglio della strada,
insieme ai teli di plastica distribuiti dall'organizzazione per
tenersi caldi. A proposito di clima, la giornata è straordinaria,
fresca, non una nuvola in cielo.

KM 1 - Mi faccio strada tra la folla. Sono in migliaia a superarmi, io
tengo fede ad uno dei grandi insegnamenti di chi una maratona l'ha già
corsa: parti con calma. Cerco di mantenere il mio ritmo, 7,1 km/h,
8:30 minuti per chilometro. E' un continuo alternare tra l'orologione
Garmin al polso, la strada piena di ostacoli e le altre persone. Ho
paura di prendere una storta mettendo male un piede sopra una
bottiglietta o contro un marciapiede. Resisto la tentazione di seguire
il flusso, la massa di corridori che sembrano andare tutti più veloci
di me.
Nel frattempo individuo un signore piccolino, un giapponese che si
trovava non lontano da me alla partenza, in compagnia di altri
connazionali. Non corre, usa una specie di trotto. A testa bassa, la
folla lo supera da ogni lato. Eppure ha la mia stessa andatura, 7,1
km/h. Decido quindi di seguirlo, lasciando fare a lui il passo così io
devo solo preoccuparmi di non colpirlo in caso di rallentamento
improvviso. Alla fine lo pedinerò fino al quattordicesimo chilometro
quando lui rallenterà fino a fermarsi alla mezza maratona. Comincio a
parlargli, per scaricare la tensione. Di fronte a me ho il maestro
Miyagi, all'anagrafe giapponese Yoshikatsu Inoue, età 71 anni!
Sottovoce lo ringrazio, lo incito, gli confesso che se lui mantenesse
questa andatura, forse io ce la potrei davvero fare! Nel frattempo ci
circondano ali di folla, l'atmosfera è straordinaria.

KM 2 - Un bambino ha in mano un cartello: "Dai che ne mancano soltanto
altri 40". Simpatico. Da prendere a calci in faccia.

KM 5 - Tempo previsto "al polso": 0:42:40 - Tempo effettivo: 0:42:23
- (Haile -> 0:14:36) - Il maestro Miyagi è lì davanti, inesorabile.
7,1 km/h, perfetto. Io zitto dietro. Anzi, zitto non tanto perché
continuo a parlargli anche se lui non mi sente. Ignora qualunque imput
esterno alla sua "meditazione al trotto". Altri corridori gli fanno i
complimenti, la folla lo chiama per nome perché è nano, è nonno, ma va
come un treno. Io mi godo Berlino e i berlinesi. Bellissima la città,
tifosi sfegatati gli spettatori. Leggono il nome sul pettorale e ti
incitano come se stessi correndo per battere il record mondiale.
Alcuni hanno portato il proprio tavolino dove offrono pane e nutella,
altri si sono messi sul balcone con la musica ad alto volume: saranno
poi oltre 60 i gruppi facenti parte dell'organizzazione ufficiale che
hanno suonato lungo il palco, alcuni anche dopo cinque ore dall'inizio
della corsa.
E' la prima stazione di rifornimento che da anche mezze banane e fette
di mela oltre all'acqua e alle bevande energetiche. Prendo mezza
banana, la mastico con calma per evitare che mi rimanga sullo stomaco.
Continuo di slancio, sto benissimo.

KM 10 - Tempo previsto "al polso": 1:25:19 - Tempo effettivo: 1:25:10
- (Haile -> 0:29:17) - Tutto scorre, Berlino sempre più bella, le mie
gambe sempre più a regime. Il pensiero di 32 chilometri (e 195 metri)
mi spaventa un po', Miyagi silenziosamente mi rassicura. Io lo
ringrazio ad alta voce, si va avanti. Al passaggio di un ponte intorno
al dodicesimo chilometro incrocio il primo fotografo ufficiale. A
centinaia e in diverse parti del tracciato, con un giubbotto arancione
visibile da lontano, hanno fotografato tutti i corridori. Le foto poi
sono state filtrate sulla base del pettorale e messe a disposizione
per l'acquisto. Sul profilo del maestro c'è la prova del mio
"pedinamento...
http://www.marathonfoto.com/index.cfm?action=site.login&RaceOID=05912011M1&LastName=Inoue&BibNumber=32386

CIRCA KM 14 - Miyagi ha rallentato. E' dal chilometro precedente che
siamo scesi a 6,5 km/h, sto perdendo il passo. E' giunto il momento di
continuare da solo, abbandonare la mia guida. Un po' timoroso accelero
il passo, lo supero, lo ringrazio ad alta voce: "Maestro grazie, vado
a prendere la mosca, ci vediamo al traguardo (cit.)". Ovviamente non
mi ha risposto, ma ho sentito che aveva compreso. Alla fine però, lui
non ci è mai arrivato, fermandosi alla mezza maratona... Tanto per
dare il senso del personaggio, vi riporto i risultati delle sue
performance a Berlino:

2010 (70 anni) 5:38:56
2009 -
2008 -
2007 (67 anni) 5:25:23
2006 (66 anni) 4:13:26
2005 (65 anni) 3:57:46
2004 (64 anni) 3:29:28
2003 (63 anni) 3:38:30
2002 (62 anni) 3:46:14
2001 (61 anni) 4:53:17
2000 (60 anni) 3:53:58
1999 (59 anni) 3:16:38 Personal Best... !!!
1998 (58 anni) 3:21:23

Ed è già iscritto a quella dell'anno prossimo. Esemplare. Grazie
Maestro, Grazie Yoshikatsu.

KM 15 - Tempo previsto "al polso": 2:07:59 - Tempo effettivo: 2:07:30
- (Haile -> 0:43:51) - Passato il cancello cronometrico (due serie di
tappeti sopra i quali passare con il chip elettronico legato alla
scarpa per la misurazione ufficiale del tempo) l'organizzazione piazza
un pannello luminoso scorrevole. La scritta recita: "PATRICK MAKAU NEW
WORLD RECORD 2:03:38". Improvvissamente mi torna in mente Haile! Non
ce l'ha fatta, è stato sconfitto e il suo record polverizzato. Haile
il cui video del suo trionfo del 2008 mi aveva esaltato oltremisura...
Haile che mi ricordava gli anni splendidi vissuti in Etiopia, Haile il
successore di Abebe Bikila trionfatore a piedi nudi a Roma nel 1960 e Miruts Yfter, l'atleta senza età che sbaraglio tutti a Mosca nel 1980.
Fermo restando l'incredibile prestazione del kenyota, ci sono rimasto
un po' male: ero convinto che Gebreselassie avrebbe vinto, non
battendo il record, ma arrivando pur sempre primo. Invece no. In pochi
chilometri devo superare un doppio trauma: l'abbandono del mio silente
mentore e riferimento seguito dalla sconfitta del mio idolo. Da notare
che Makau aveva concluso la sua gara quasi cinque minuti prima del mio
passaggio ai 15 chilometri... Straordinario.

KM 20 - Tempo previsto "al polso": 2:50:38 - Tempo effettivo: 2:48:30
- (Haile -> 0:58:30) - Il momento di forma migliore di tutta la
maratona. Ricordate l'omino nel Garmin che correva la maratona in sei
ore? Dai ventinove secondi di vantaggio al quindicesimo chilometro, mi
sono trovato all'improvviso con quasi due minuti di scarto rispetto al
mio amico/avversario digitale. Grande oggetto sto orologio da corsa...
un miliardo di funzioni, statistiche di ogni genere per tenere sotto
controllo la propria prestazione. Roba che viene da chiedersi: lascia
stare il dettaglio trascurabile dei piedi scalzi, ma come faceva
Bikila a correre così veloce nel 1960 senza un cardiofrequenzimetro
con più funzioni dello Shuttle della NASA (e senza gel ai carboidrati
per i muscoli)? Sono quasi arrivato a metà, la folla continua a fare
un tifo incredibile, tra cartelli con incitazioni improbabili, urla
con nome letto dal pettorale, tanta musica dal vivo e soprattutto un
mare di bambini, tifosi più sfegatati dell'ultrà serbo arrestato
l'anno scorso allo stadio durante la partita contro l'Italia (quello
con il cartello al KM 2 doveva essere il figlio)!

MEZZA MARATONA - Tempo previsto "al polso": 3:00:00 - Tempo effettivo:
2:57:34 - (Haile -> 1:01:43) - Momento ricco di significato quello del
passaggio di metà del percorso, non tanto per l'idea della mezza
maratona completata (traguardo inutile quando si va per tutti i 42 e
fischia chilometri). Negli otto mesi precedenti, durante l'allenamento
non avevo mai superato la soglia delle tre ore di corsa consecutiva.
Mi stavo avventurando nella terra di nessuno dei muscoli delle mie
gambe, nell'ignoto delle mie riserve mentali e motivazionali, nel
"2011, Odissea a Berlino" della mio organismo. Fino a quel punto avevo
potuto prevedere, anticipare, sostenere il mio fisico. Oltre, chissà.
Sostanzialmente la mia vera maratona cominciava lì, quasi tre ore dopo
la mia partenza effettiva. Ed è proprio questo errore che tradisce
tanti principianti: la falsa illusione che un passaggio in forze alla
mezza garantirà un arrivo altrettanto energico. NIET! L'unico pensiero
che ti rimane sono i 21 chilometri (e 97,5 metri) che mancano
all'arrivo, le ALTRE tre ore (nel mio caso). Mens sana in corpo sano.
Vero, ma nel caso del mio corpo (più che sano direi sovrappeso) si
trattava di fargli un fintone sulla sinistra per scattare in volata
alla sua destra. Così per buona parte della corsa fino a quel momento
avevo lasciato fare a Yoshikatsu concentrandomi sul ritmo delle gambe,
poi una volta abbandonata la mia guida avevo rivolto i miei pensieri
alla città di Berlino e alla vita ai tempi del muro, al privilegio
unico rispetto a milioni di meno fortunati nel poter disporre di
soldi, salute e libertà tali da permettermi di essere lì a correre,
alla mia famiglia, al mio cane Cujo, a Cecilia da qualche parte verso
l'arrivo, a Stephen King nella speranza che il suo prossimo romanzo
facesse meno schifo degli ultimi quattro, alla mia futura dipartita da
Aberdeen verso terre lontane ecc... Insomma, salvo la fatica muscolare
e la necessità di idratarmi e alimentarmi con regolarità (quasi
tedesca oserei dire), ho rilassato la mente e lasciato scorrere i
pensieri, ignaro che il peggior momento dell'intera gara sarebbe
arrivato poco dopo, per colpa soltanto mia.

KM 25 - Tempo previsto "al polso": 3:33:18 - Tempo effettivo: 3:30:49
- (Haile -> 1:13:19) - Le stazioni di rifornimento con acqua e bevande
energetiche si trovavano sul tracciato a intervalli regolari,
intervallate ogni cinque chilometri da stazioni più grandi che, come
detto prima, offrivano anche mezze banane già sbucciate e mele
tagliate a pezzi.Ogni stazione era animata da decine di volontari che
si buttavano fino in mezzo alla strada pur di riuscire a passarti un
bicchiere d'acqua, ti venivano incontro così da non farti deviare la
traiettoria sprecando preziose energie. Big respect per tutti i
ragazzi, sempre sorridenti, sempre felici di vederti correre. Fino a
quel momento mi ero mangiato una mezza banana per volta, con un
sorprendente effetto positivo sulle mie prestazioni. Fino a quel
momento. Partendo dal mio orario di inizio corsa al passaggio del
venticinquesimo chilometro si era fatta approssimativamente l'una meno
un quarto. ORA DI PRANZO! Così invece di una semplice mezza banana, ne
ho inghiottite due con la tecnica del pellicano riempiendomi le mani
di altri quattro pezzi che ho divorato in poche centinaia di metri. Le
conseguenze si sono fatte sentire poco dopo. Peccato stavo continuando
a rubare terreno al mio avversario digitale.

CIRCA KM 28 - Lo stomaco, quasi all'improvviso, dice no.
"L'equivalente di tre intere banane tutte in un colpo no. Ora ti
schianto." E così ha fatto, l'infame, l'ingrato! Io che lo avevo
voluto nutrire così voluttuosamente! Sembra, ma sono solo insinuazioni
della stampa comunista, che mangiare così tante banane nel mezzo di
una maratona, nel momento più caldo della giornata e sotto il sole non
sia tra i suggerimenti che si ritrovano all'interno dei manuali di
corsa. Un disastro! Mi ha cominciato a girare la testa, non riuscivo
più a bere acqua, mi è venuto un po' di panico al pensiero di dover
abbandonare l'impresa per una tale stupidaggine. Ho dovuto rallentare,
fino a 5,5 km/h, che altro non sono che una camminata veloce. Mi sono
massaggiato lo stomaco nel tentativo di tenerlo caldo, ho stretto i
denti più per trattenere i conati che altro. Ho imposto a me stesso di
continuare, di non fermarmi e di tutte le belle immagini di fiducia e
di speranza, l'unica cosa che mi è venuta in mente è quella di un
personaggio che si trova all'interno di uno (dei migliori in assoluto)
libri di Stephen King: un uomo morto all'improvviso mentre mangia in
una mensa di un bunker sigillato, la faccia caduta nel piatto di
minestra, la telecamera a circuito chiuso che riprende inesorabile
questa scena che non muterà mai più. Così ecco l'equivalente del
maratoneta principiante, soffocato nella pozza del suo stesso vomito
sul selciato della città degli angeli. Bello, eh? Chiunque volesse
essere supportato durante momenti difficili della propria vita mi
chiami, offro consulenze gratuite, massima professionalità! L'omino
digitale intanto riprende terreno, avanti di questo passo potrei pure
arrivare alla fine, ma sarà ben oltre le sei ore che sono il mio vero
obiettivo. Avanzo sputacchiando saliva a destra e sinistra.

KM 30 - Tempo previsto "al polso": 4:15:57 - Tempo effettivo: 4:14:56
- (Haile -> 1:28:48) - Passo il tappeto segnatempo del trentesimo
chilometro quasi in trance, non riesco a togliere la testa dai crampi
allo stomaco, rido tra i denti al pensiero di aver causato io tutto
ciò... Spero quasi che il Maestro Miyagi sia silenziosamente rimasto a
poca distanza da me per osservare l'operato del suo allievo ma non
arriva nemmeno lui. Nel frattempo cominciano a notarsi i primi
cedimenti di altri corridori. Attraverso tra l'altro una zona molto
residenziale di Berlino, pochi spettatori, un falso piano infame che
spezza le gambe, l'unico di tutto il tracciato... ma proprio lì doveva
essere? Mi consolo al pensiero che almeno fin qui sono arrivato, ora
la speranza è quella di tagliare il traguardo e basta, gestirò la
delusione del mancato raggiungimento del mio tempo prefissato in un
secondo momento.

KM 32 - Così come i dolori allo stomaco si erano "accesi"
all'improvviso e senza preavviso al ventottesimo chilometro, così al
trentaduesimo si spengono, le gambe riprendono a funzionare, la mente
si libera di pensieri, l'omino del Garmin che si era avvicinato fino a
essere solo venti secondi alle mie spalle riprende ad allontanarsi, un
po' come la presenza che Scott e gli altri della sfortunata spedizione
al polo Sud del 1912 percepirono durante il loro tentativo di battere
Amundsen, forse un'illusione dovuta alle condizioni estreme del loro
viaggio. Invece di ricacciarle verso l'alto, il mio organismo ha
deciso di perdonarmi spingendo il frullato di banane verso il basso.
Riprendo il ritmo, che manterrò fino al traguardo, scrollandomi di
dosso il misterioso signor Garmin una volta per tutte.

KM 35 - Tempo previsto "al polso": 4:58:37 - Tempo effettivo: 4:57:35
- (Haile -> 1:44:53) - Sto vivendo una seconda vita. Le gambe
viaggiano benissimo, ai piedi non sento alcun dolore e infatti finirò
senza nemmeno una vescica, merito soprattutto delle scarpe, le Nimbus
12 della Asics, scelte dopo svariate settimane di consultazioni con
amici e colleghi corridori. La schiena e le ginocchia, i miei grandi
punti deboli a causa del peso, sembrano essere insensibili al dolore.
Nonostante stia correndo da quasi cinque ore non accuso alcun problema
e così sarà anche a maratona ultimata. Le uniche vittime, oserei dire
eccellenti, saranno i muscoli delle gambe e delle spalle. Impiegherò
una settimana a riprendere a camminare normalmente. Intanto nella
saccoccetta che ho allacciata alla vita trovo ancora una discreta
scorta di gel in busta e di Jelly Bean. La ditta irlandese che produce
queste caramelle scoprì anni fa che tanti maratoneti ne portavano una
manciata in saccoccia perché piccole e quindi incastrabili tra denti e
guancia così da garantire uno scioglimento lento senza la sensazione
di avere un mattone in bocca, ricche di zuccheri e a gusti di frutta
capaci eliminare un po' della fiatella d'atleta. Così di recente hanno
messo in commercio una versione di Jelly Bean per sportivi, arricchita
di carboidrati e caffeina...
Ignoro che poche centinaia di metri dopo il passaggio del
trentacinquesimo chilometro si è consumato un piccolo dramma:
Gebreselassie ha ceduto, si è ritirato. Aveva annunciato il ritiro nel
2009 salvo poi cambiare idea e voler correre fino alle olimpiadi di
Londra del 2012. Aveva partecipato alla maratona di New York nel 2010
ritirandosi per un problema al ginocchio. Era tornato a Berlino, città
che lo ha visto trionfatore quattro volte di seguito dal 2006 al 2009,
battendo il suo stesso record mondiale due volte. A trentotto anni
d'età ha ceduto lo scettro ad un ventiseienne. Embè!

KM 40 - Tempo previsto "al polso": 5:41:16 - Tempo effettivo: 5:40:03
- (Haile -> RIP ) - Nel nome della sfida a tutto campo, all'ultima
stazione di rifornimento prendo... UNA mezza banana. La mangio piano,
va giù senza problemi. A quel punto capisco che arriverò alla fine,
che passerò il traguardo sotto le sei ore totali. Sento di aver già
vinto la mia maratona (Makau nel frattempo sta probabilmente tirando
giù la tendina dell'aereo diretto in Kenya per dormire qualche oretta
prima di atterrare in patria come trionfatore). Sono felice, euforico,
accelero il passo. La voce del maestro Miyagi risuona però come un
megafono nel mio cervello: "Lorenzo-San, cazzata di banane va bene ma
adesso no rovina tutto con fregola da traguardo!" Ritorno a correre a
7,1 km/h, ho le redini tirate, non voglio tradire la fiducia di
Yoshikatsu. Procedo, il percorso sta rientrando nel centro di Berlino
dopo essersi allontanato un po' in periferia. La folla è meno numerosa
(dopo quasi sei ore, vorrei ben vedere) ma sono ancora tutti
appasionatissimi. Siamo comunque vicini alla fine, quasi sicuramente
li troverò tutti assiepati sul rettilineo finale, un chilometro fino
alla porta di Brandeburgo poi altri 800 metri fino al traguardo. Nel
frattempo intorno a me centinaia di persone camminano verso la fine. E
io godo, perché tanti di questi mi hanno superato spavaldi durante i
primi chilometri e adesso sono qui che arrancano verso la fine. Fedele
alla religione del maratoneta di Murakami, non ho mai rallentato fino
al punto di camminare (salvo un paio di occasioni che considero però
un po' come i tre secondi di tempo prima di raccogliere e mangiare
qualcosa caduto a terra) e adesso mi godo i sorpassi. Sono invece
solidale con quelli che vedo "saltare" come se fossero passati sopra
una mina (più o meno). Un attimo stanno correndo senza problemi
davanti a me, l'attimo dopo zoppicano e si dirigono barcollanti verso
le transenne per tirare il muscolo che ha appena deciso di avere un
crampo a due chilometri dall'arrivo. Mi auguro che ce la facciano
comunque, se lo meritano!

RETTILINEO FINALE - Merita una menzione a parte questa parte del
tracciato. Gli organizzatori ci hanno visto lungo, facendo passare i
corridori prima in un intricato dedalo di vicoli stretti in mezzo a
palazzi molto alti con pochi luoghi dove la folla potesse raggrupparsi
e tanto silenzio, salvo poi ritrovarsi sul viale con la porta di
Brandeburgo che si erge sullo sfondo a un chilometro di distanza,
circondati da due ali di folla assiepate contro le transenne. Tutti
urlano, tutti sono felici, c'è tanta musica. La cornice è
incredibilmente suggestiva, ma manca ancora un chilometro e ottocento
metri! Appena intravedo la porta sullo sfondo dimentico i 7,1 km/h,
dimentico il maestro Miyagi, dimentico tutto e parto in quarta. Fatti
circa cinquecento metri sento una voce imperiosa che si alza sopra
tutte le altre: AMOREEE! AMOREEEEEE!!! AMOREEEEEEEEE!!!!!! E' Cecilia,
felicissima di vedermi poiché fino a poco prima aveva assistito al
collasso di tanti che arrivati agli ultimi metri proprio non ce
l'avevano fatta, finendo per svenire ed essere caricati via in
ambulanza. Il sistema automatico di aggiornamento del mio passaggio
alla mezza maratona non aveva funzionato (quello della mezza è
arrivato a tutti a gara appena conclusa, quello del finale è arrivato
la sera tardi se non il giorno dopo). Così, in collegamento con un
nostro amico in comune e mio fratello Carlo al telefono, entrambi mi
seguivano online, ha ricevuto aggiornamenti costanti sullo stato del
sottoscritto! E mentre in tanti si fermavano a prendere i propri figli
per caricarli in spalla fino a oltre il traguardo e altri facevano
scavalcare gli amici per passare sotto la linea d'arrivo in coppia, io
l'ho salutata con un sorriso grande così ma ho continuato a correre,
rapito dal terrore che mi potessero chiudere il circuito davanti alla
faccia. Teoricamente il percorso avrebbe chiuso dopo 6:15:00, io sono
arrivato dopo 6:16:59... Le ho chiesto scusa mille volte, l'ho
lasciata a braccia aperte in attesa almeno che mi fermassi a darle un
bacio. Ero in preda al panico puro! Si è addirittura messa a correre
in mezzo alla folla per seguirmi fino a quando si è dovuta fermare!
TENERA! Vederla sbracciare verso di me con le lacrime agli occhi è
stato uno dei momenti più belli in assoluto di tutta la maratona,
indimenticabile! Poche centinaia di metri dopo è venuto invece quel
momento del quale avevo tanto parlato con Emanuele, il passaggio sotto
la porta di Brandeburgo a braccia alzate. Per mesi ho guardato e
riguardato il video di Gebreselassie che, piccolino piccolino, spunta
dall'ombra della porta e si invola verso il suo record del mondo nel
2008, domandandomi se mai sarei riuscito a farcela anche io. Proprio a
lui ho pensato, lui che non ce l'ha fatta a raggiungermi per via di
quei maledetti talloni che si infiammavano in continuazione. A lui ho
pensato in quel momento: "Eccomi qui, DAJEEE!!!" Quindi in sequenza:
Cecilia, passaggio sotto la porta di Brandeburgo, traguardo. FELICITA'
PURA.

KM 42 E 195 METRI - Tempo previsto "al polso": 6:00:00 - Tempo
effettivo: 5:56:08 - C'era l'orso all'arrivo. Quello di Berlino, il
simbolo della città. Ho tagliato la strada a un paio di persone pur di
spostarmi dalle transenne vicino alle quali stavo correndo
volontariamente per sentire il calore della folla fino a centro pista
pur di dargli il cinque. Poi le braccia alzate, il passaggio sotto il
traguardo come se ad aver appena fatto segnare il nuovo record del
mondo fossi stato io e non Makau, e infine eccola, la medaglia al
collo, il volto di Baldini campione olimpico ad Atene 2004 da una
parte e la porta di Brandeburgo dall'altra, il nastrino con i colori
della bandiera tedesca. Il panico da chiusura del percorso mi ha fatto
correre talmente tanto veloce nell'ultimo tratto dal mancato bacio a
Cecilia fino al traguardo al punto da distaccare l'omino virtuale
Garmin di 3 minuti e 52 secondi, quando al passaggio dei quaranta
chilometri il vantaggio era di poco più di un minuto! Lacrimoni di
felicità, un miliardo di pensieri, i muscoli delle gambe subito
cominciavano il processo di indurimento che mi avrebbe visto camminare
come un povero paraplegico per quasi una settimana, avendo però sempre
ben presente il peso della medaglia al collo che testimone Cecilia, ho
portato con me anche a letto mettendola sotto il cuscino pur di non
separarmi troppo a lungo da lei. Questo il percorso registrato dal
Garmin -> http://connect.garmin.com/activity/119488656 . E di seguito
qualche numero:

- Su 40.000 iscritti, 32.991 sono arrivati al traguardo. Tra questi io
mi sono piazzato 25.268esimo assoluto!
- Nella categoria M30 (Uomini tra i 30 e i 35 anni) mi sono piazzato
2983esimo su 2997 totali... Per poco!
- Sui 1280 italiani arrivati al traguardo, mi sono piazzato 1272esimo... PHEW!
- Dei 12 Lorenzo che hanno partecipato, sono arrivato 12esimo!

Volete ridere? FOTO DEL SOTTOSCRITTO ->
http://www.marathonfoto.com/index.cfm?action=site.login&RaceOID=05912011M1&LastName=Dutto&BibNumber=8513

Un altro po'? VIDEO DEL SOTTOSCRITTO ->
http://mysports.tv/events/BM11/platform.asp?e=BM11M&n=Lorenzo+Dutto&r=8513&l=EN&ct_s1=09:20:51&nt_s1=00:00:00&ct_s2=10:03:14&nt_s2=00:42:23&ct_s3=10:46:00&nt_s3=01:25:10&ct_s4=11:28:21&nt_s4=02:07:30&ct_s5=12:09:21&nt_s5=02:48:30&ct_s6=12:18:25&nt_s6=02:57:34&ct_s7=12:51:40&nt_s7=03:30:49&ct_s8=13:35:46&nt_s8=04:14:56&ct_s9=14:18:25&nt_s9=04:57:35&ct_s10=15:00:54&nt_s10=05:40:03&ct_f=15:16:59&nt_f=05:56:08&ks=126331947&b=720p&k=finish

Tutto ciò è anche merito vostro e del vostro tifo più o meno a
distanza! Ho letto con attenzione ogni vostro messaggio, ho ascoltato
e spesso seguito i vostri consigli. Siete stati preziosissimi, tutti!
Mi sembra ancora di aver compiuto un'impresa fuori dall'ordinario ma
in fondo ho fatto solo una corsa un po' più lunga, con un tempo finale
pessimo. Ma per la mia forma fisica e le mie caratteristiche (l'odio
profondo per la corsa appunto) è stato un grande risultato del quale
vado orgoglioso. GRAZIE! Sono infinitamente grato a Cecilia che
nonostante le tante paure per la mia salute alla fine ha creduto fino
in fondo alla mia follia e mi ha amorevolmente accompagnato,
tranquillizzato e sopportato a Berlino nelle 24 ore precedenti la
corsa, durante le quali mi ero chiuso "un pochino" nei miei pensieri.
Ma solo un pochino. Un big big big grazie alla mia famiglia tutta, che
mi ha insegnato ad apprezzare ciò che invece noi diamo per scontato,
come appunto il poter correre in libertà. Grazie a voi che avete
donato, in maniere anche buffe (1€ per ogni anno di vita, vediamo fino
a quando riesco a farti andare avanti!). Un pensiero va anche a
Michel, che mi ha fatto venire per primo l'idea di correre una
maratona, lui che si è allenato durante tutto l'inverno sulle isole
Shetland per riuscire a scendere sotto le quattro ore fallendo proprio
a causa del caldo di Berlino di quel fantastico 25 settembre, che lo
ha colto un po' impreparato. E' già iscritto a Parigi 2012. Emanuele,
il terzo del gruppo originario, non ce l'ha fatta. Ma in verità era lì
con me a ogni chilometro: "Manu, ci sono!" continuavo a ripetermi in
testa. Magari una maratona non riusciremo a correrla insieme, intanto
però il 2014 si avvicina... Ho fatto anche venire il pallino della
corsa ad un collega in Italia e la cosa mi rende molto orgoglioso.
Partecipa a Run For Life -> http://www.runforlife.it . Se vi voleste
iscrivere e partecipare come donatori, lo potete trovare cercando huey
. Sta raccogliendo soldi per conto di Emergency sulla base dei
chilometri da lui percorsi, ad un valore fisso di 0,08€ a chilometro,
da devolvere ai progetti per il recupero fisico, sociale e morale
delle vittime civili delle micidiali mine antiuomo. Il concetto è
molto simile a quello avevo proposto in maniera artigianale per i
bambini in Zimbabwe e al cui proposito vi aggiornerò nei prossimi
giorni. I ragazzi che avevo coinvolto nel mio progetto improvvisato si
chiamano Alessio e Manuela: non li conosco ancora di persona ma sono
già grandi amici. Hanno raggiunto mio zio in Zimbabwe un anno fa
rivoluzionando la loro vita. Recentemente un'altra piccola rivoluzione
li ha investiti, una ancora più bella, quella della gravidanza di lei.
Per questo rientreranno in Italia a inizio 2012 e potrei avere qualche
problema a fargli avere la somma raccolta in tempo utile per poterla
investire a dovere. Farò tutto il possibile perché ciò avvenga ma vi
posso garantire che non un singolo centesimo finirà nelle mie tasche o
peggio ancora sprecato. E in tal senso vi aggiornerò. Manuela e
Alessio possono essere seguiti qui: http://www.ale7manu.blogspot.com .
Non ho ancora avuto tempo di fare un calcolo totale delle vostre
donazioni, cifra alla quale mancheranno comunque tutti gli eventuali
salvadanai di spiccioli che avevate tenuto da parte. Figuratevi che io
ho fatto appena in tempo a contare quello mio dei penny e mi restano
ancora i centesimi in Italia. Al momento di porcellini e simili ne ho
recuperato uno solo (una raccolta fondi di un amico fatta con una
bottiglietta di plastica tagliata in due e messa sulla propria
scrivania al lavoro, splendido!) ma fatemi sapere se ne avete e siete
felici di darli via che appena ripasso dalle vostre parti... vengo a
battere cassa!
Avrei ancora tanto da dire... paura, eh?! Che poi ne avrei ancora un
milione di cose. Ma lascio perdere sennò mi butterete direttamente
nello spam! Io sto già preparando la prossima maratona comunque: forse
Roma, forse Parigi o forse Atene, l'anno sarà il 2012. Devo ricevere i
nuovi turni di lavoro qui in Malesia prima di poter decidere a quale
iscrivermi. Ma ora che ho cominciato... il maestro Miyagi si aspetta
grandi cose.

"Quando corri su strada... Se corri su destra, va bene. Se corri su
sinistra, va bene. Se corri nel mezzo, prima o poi rimani schiacciato
come grappolo d' uva. Ecco, Maratona è stessa cosa. Se tu impari
Maratona va bene. se non impari Maratona va bene. Se tu impari
Maratona-Speriamo, ti schiacciano come uva"

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